E’ difficile per un film di Tarantino definire un genere in cui collocare il suo lavoro. Tanto più confrontarlo, se di vero confronto si vuol parlare, con altri film. Quel che è certo è che di Quentin Tarantino, della sua ricerca della perfezione fin nei minimi particolari, dell’attenzione maniacale ai dettagli, dei lunghi dialoghi geniali, ti puoi solo innamorare, cogliendo la profondità di quella bellezza non superficiale dei suoi lavori, oppure puoi solo rifiutarli interamente, senza cogliere e considerare la genialità, la cura e lo splendore dei suoi film
Questa brevemente la trama di Bastardi senza Gloria che vi consiglio vivamente:
Sullo scenario della Seconda Guerra Mondiale, nella Francia occupata dai nazisti, Shosanna Dreyfus – una giovane ragazza ebrea – riesce a salvarsi miracolosamente all’esecuzione di tutta la sua famiglia per mano del colonnello nazista Hans Landa, soprannominato il cacciatore di ebrei e che, in assoluto , è il personaggio più affascinante del film: glaciale, ironico, sagace, furbo e dal sorriso impenitente.
Shosanna riesce a fuggire e rifugiarsi a Parigi, dove assume una nuova identità e diviene proprietaria di una sala cinematografica. Altrove, in Europa, il tenente americano Aldo Raine (un divertentissimo Brad Pitt), riceve il compito di creare una squadra speciale di soldati ebrei: noti come i bastardi, i soldati vengono incaricati dai loro superiori di agire come cani sciolti sul territorio uccidendo il maggior numero di soldati tedeschi. Loro complice sarà anche un’attrice tedesca e agente segreto per conto dell’Inghilterra, Bridget Von Hammersmark. La loro missione è assassinare Hitler ed i principali leader del Terzo Reich , ma nel frattempo il gruppo si diverte a fare scalpi dei nazisti uccisi e incidere svastiche scarnificate sulle fronti dei pochi miracolati.
In “Bastardi senza gloria” Tarantino plasma ancora una volta, come in tutti i suoi migliori film, i suoi riferimenti. Li usa e li mastica per poi sputarli, insanguinati, in un film “vero”meraviglioso che ti afferra a prescindere, ha un sapore proprio e l’autorevolezza del maturo capolavoro.
Ironico e crudele, con dialoghi lunghissimi che stuzzicano lo spettatore, lo provocano.
Lui, lo spettatore, sà che sta per accadere qualcosa, ed è li’ sulla poltrona che sghignazza e freme.
Da notare: l’uso spregiudicato delle lingue: oltre mezzo film è in lingua originale, si passa senza soluzione di continuità dall’inglese, al francese, al tedesco. Nonostante l’abitudine degli italiani a rovinare i film in fase di doppiaggio, le parti in lingua sono state mantenute senza ricorrere ad accenti da parodia e l’effetto è sublime!
Stai lì, ti diverti, aspetti il botto ed il prossimo piano sequenza da applauso.
Delle citazioni te ne freghi, con buona pace di “Sentieri selvaggi” ed Edwige Fenech, di Morricone, Carrie ecc …
Ci sarebbe da scrivere un trattato sulla idea principale del film: trucidare in un cinema l’impero
nazista con due attentati contemporanei e indipendenti e mettere fine alla seconda guerra mondiale.Tarantino confeziona la sua vendetta, catartica nell’effimero cinematografico. Trucida il cattivo della seconda guerra mondiale: un nevrotico Napoleone con qualche ascendenza Disneyana. Si riscrive la storia e, almeno a cinema, vincono i buoni anche se bastardi.
Tarantino gioca con i colori, la musica e la parola. A dispetto di quello che possiamo aspettarci, l’azione è quasi nulla e la violenza ridotta a comparsa, annacquata da dialoghi infiniti che portano il film lontano da una spietata e sanguinosa vendetta contro i nazisti. La lunghissima sequenza della taverna, durante la quale convergono due gruppi distinti di persone – i bastardi sotto copertura e i soldati nazisti che festeggiano un loro commilitone da poco diventato padre – è un ottimo esempio di quanto detto: un meccanismo ad orologeria, un quadro che lentamente ma inesorabilmente si completa, un mix di tensione e pathos come non se ne vedevano da tempo.
Il grande cinema sopravvive. Sempre!
Ancora una volta, per l’ennesima volta, il desiderio che esprimo è quello di vivere in un Paese normale. Non un Paese dove gli animi si lasciano trasportare dagli eventi e dai casi specifici, ma in un Paese dove gli animi sono sereni e che con serenità continuano per la strada intrapresa.
Gli animi politici , si sa’, fanno fatica ad essere coerenti, per questo motivo una volta il presidente del consiglio ritiene Napolitano garante equo e giusto, la volta successiva trasportato dall’evento del rigetto del lodo da parte della corte costituzionale, lo ritiene iniquo e partigiano. 
Un’accusa molto grave che mal si addice alla bocca di un primo ministro, come mal si cuce sulla figura della più alta carica dello Stato, è stata mossa dal primo verso il secondo addirittura in diretta tv, nella terza camera del parlamento italiano : a PORTA A PORTA.
A volte sembra di essere Alice ne paese delle meraviglie, o meglio ancora si ha l’impressione d’esser nel paese dei balocchi. Il problema è che siamo in Italia e di fronte ad un governo mal governante c’è un’ opposizione che mal si oppone per evidenti problemi di frammentazione dovuti soprattutto alla differente visione della politica. Mi consolano i commenti ironici e sarcastici di molti blogger ve ne cito solo alcuni:
1. Ghedini spera nell’intervento di Sante Licheri.
2. Bocciato il lodo Alfano. Ad Hammamet stanno già dando aria alle stanze!
3. Godo Alfano!
Finchè c’è ironia, c’è libertà!! 
La reazione di Berlusconi è rabbiosa, ma ce lo aspettavamo. Il punto è vedere ora la reazione del popolo”. “Credo che sia un’occasione unica per vedere se siamo davvero un paese finalmente pronto alla democrazia dell’alternanza, se siamo un paese preparato ad accettare le regole delle democrazie europee occidentali. Io ancora non lo credo, abbiamo una storia troppo diversa rispetto agli altri paesi, Berluska ha subito minacciato e allo stesso tempo chiamato a raccolta “gli italiani” in questa sua battaglia eversiva, stiamo a vedere se anche questa volta avrà l’appoggio del nostro popolo di “brava gente”...
Lo scorso week end, in occasione di una gita fatta con degli amici, mi sono ritrovata , dopo molti anni, a guidare in autostrada! Premetto che adoro guidare, ma spesso e volentieri durante i viaggi a lunga percorrenza vengo scorrazzata, in una sorta di stato di grazia che coinvolge spesso noi donne: 
- “Lascia cara, non ti stancare, stai lì comoda comoda…. non preoccuparti, guido io!” 
Che tradotto suona più o meno così:
- “Non ti farei mai toccare la mia automobile, pazza e bizzarra creatura in preda a crisi ormonal assassine una volta al mese ! Scordatelo! Guiderei io anche per due giorni di seguito se necessario!”
Ma se l’occasione vede alcuni amici insieme a bordo di un auto noleggiata, allora la terribile gelosia fallica del bolide viene meno e ci si rilassa tutti di più! Guidando in autostrada dicevo, ho avuto modo di elaborare alcune riflessioni di cui vorrei farvi partecipi. Vado a spiegarmi meglio. Fino a qualche anno fa le regole di guida autostradale erano molto chiare: con tre corsie, e il limite teorico dei 130, guidare un'autovettura consisteva sostanzialmente nel dribblare i camion che si affacciavano continuamente nella corsia centrale per superarsi a vicenda, con stacchi millimetrici. Questo portava spesso anche i conducenti di vetture modeste, come la mia, oltre la soglia della terza corsia, dove il limite teorico veniva ovviamente rivisto all'eccesso. Ma anche una più che accettabile media dei 150 non ti metteva al riparo dallo sfanalìo selvaggio DELL'AUDI NERA ASSASSINA MALEDETTA BASTARDA NON MI AVRAI!!! 
Dov'ero rimasta. Ah sì: tra la seconda e la terza corsia. Più che una posizione, una metafora sociale: quello che ci prova, quello che potrebbe anche fare i 150 se volesse, ma non vuole, anche perché finirebbe spappolato tra le Audi e le Alfa di chi è già arrivato. E allora, quando lo lampeggiano a morte gli tocca accodarsi tra i tir dei camionisti rumeni allo sbaraglio, che fanno i cento in corsia di mezzo e a momenti si toccano. Tra seconda e terza corsia, lo slalom del borghese precario.
Con Lunardi arrivò la quarta corsia, e il dribbling tra i tir e le Audi Assassine diventò un gioco più complesso. Ma la vera svolta è arrivata più o meno da un anno a questa parte, ed è il tutor: quell'aggeggio inquietante per cui oggi, anche se hai un'Audi devi fare lo stesso i 130. Cioè, se ai un'Audi Nera Assassina al limite farai i 140 – secondo me sotto i 140 all'Audi Nera Assassina si spegne il motore – ma non più dei 140.
E quindi, pensateci bene: adesso abbiamo quattro corsie, ma andiamo tutti più o meno alla stessa velocità (tir compresi). Il paesaggio autostradale ne risulta radicalmente mutato. Prima la seconda corsia era la terra di nessuno tra la colonna dei tir e la Nürburgring delle Audi Nere Assassine. Oggi immettersi in autostrada è come entrare in un vagone delle ferrovie: prendi il tuo posto tra degli sconosciuti, e che ti piacciano o no ti tocca starci vicino, strusciandoli e urtandoli finché non arrivi a casa.
Eppure, anche in questo quadro radicalmente mutato c'è qualcosa, c'è qualcuno che non è cambiato, che non poteva cambiare, che non cambierà mai, ed è lui: come chiamarlo? C'è solo l'imbarazzo: imbecille, pirla,… ma tutte queste garbate perifrasi non chiariscono il concetto, e allora lasciatemi usare i trattini per introdurre Il cretino-fisso-in-terza-corsia-ai-centoventi: che per comodità chiameremo: COJONE!
Un autentico pericolo in movimento che inoltre crede di aver ragione. È convinto di avere il Codice della Strada dalla sua. No, non si tratta soltanto del Codice – è qualcosa di più interiore, una Legge Morale, un imperativo kantiano, un Dio presbiteriano che fa finta di niente ma sta preparando un inferno aguzzo e rovente per quelli che osano arrivare ai 140, mentre fontane di latte e miele già sgorgano nell'Eden per Colui che tiene fisso l'acceleratore ai 100 in seconda corsia. Intorno a lui è tutto uno sfrecciare di cartelli elettronici SERRARE A DESTRA – TENERE LA CORSIA DI DESTRA – LA DESTRA, IDIOTA!!! LA TUA MIGLIORE AMICA, DEFICIENTE!!!
Ma lui non se ne cura. Se ogni tanto qualcuno, nel tentativo di sorpassarlo, finisce tamponato, la colpa non è certo sua. La colpa è di quelli che non rispettano i limiti e guidano male, mentre io prendo la mia bella corsia di centro e non la cambio mai, vedi? Ecco, ciò che me lo rende più insopportabile di centinaia di assassini neri in Audi è il suo fariseismo. Gli assassini almeno lo sanno, che sono cattivi. Lui no, lui è convinto di essere buono. Guardalo, come mantiene la sua andatura costante in un mondo di peccato e perdizione che gli sfreccia intorno.
Ecco, può darsi che sia un mio pallino, ma credo che sia un problema sociale. Il COJONE di solito ha una macchina dignitosa. Una famigliare, un SUV, un'utilitaria ma appena uscita, e tirata a lucido. Il COJONE ha una certa percezione di sé. È uno che sta bene. O perlomeno vuole che gli altri lo pensino di lui. Ecco, il COJONE con la sua percezione di sé stesso benestante, nella corsia dei Tir non ci vuole proprio andare. Anche se certi Tir vanno più forte – ma non è una questione di velocità (per lui). È una questione di decoro. Io sono italiano, io sono ceto medio, io lavoro pago e pretendo e nella corsia delle merde non ci vado. Piuttosto mi pianto in mezzo e blocco tutto il traffico, nel bel mezzo del perno autostradale italiano.
Dopo un po' uno si stanca anche di odiarli, e comincia a sorpassarli. A destra, sissignore, come in America. Ma lentamente, affiancandoli, per dare loro il tempo di guardarti e giudicarti. Quello che stai facendo, secondo loro, è Molto Sbagliato. In realtà per il codice non è nemmeno sanzionabile (solo il sorpasso a zig-zag dovrebbe essere proibito), ma del resto è lo stesso codice che prescrive di ritornare alla corsia destra, cosa c'entra con le regole vere?
Le regole vere le fa la società. E la società non può mica costringerci a mescolarci coi Tir. Noi siamo ceto medio. Ancora per quanto non si sa, ma abbiamo ancora la macchina nuova, la magliettina firmata, lo stereo con la summer compilation, noi arranchiamo ma restiamo in mezzo. È il nostro posto, ci siamo nati, non schiodiamo. Il futuro può suonare e sfanalare finché vuole: dietro, in coda. Noi non cederemo. Noi tireremo dritto.