Il Festival di Sanremo si è concluso e …. per citare l'amico Furio: “Carta canta” … e ahinoi ha vinto!
Ancora una volta vince il personaggio, non la canzone, vince l’attuale idolo delle teen ager indottrinate dalla De Filippi, vince una voce inconsistente ed un testo ancor più insulso che difficilmente canticchieremo se siamo over 18!
Ma si sà, salvo rare eccezioni, il Festival non ha mai premiato la qualità e lo stesso geniale spot di lancio di quest’anno (con Vasco Rossi giunto ultimo a Sanremo e poi divenuto una rockstar) preannunciava che “Ci sono molti modi di vincere”.
Personalmente mi sono limitata a commentare la prima puntata (che è poi l’unica che ho visto!), sulle canzoni non aggiungo altro , se non che per me chi ha vinto è stato Marco Masini, non sono una sua fan, ma gli riconosco un grande talento autorale e canoro, la sua voce potente sà emozionare sempre. Ad unico commento vi allego il testo della sua:
“L’Italia”
E’ un Paese l’Italia dove tutto va male
Lo diceva mio nonno che era un meridionale
Lo pensavano in tanti comunisti presunti
E no…
E’ un paese l’Italia che governano loro
Lo diceva mio padre che c’aveva un lavoro
E credeva nei preti che chiedevano i voti
Anche a Dio!
E’ un paese l’Italia dove un muro divide a metà
La ricchezza più assurda della solita merda
Coppie gay dalle coppie normali
E’ un paese l’Italia… che rimane fra i pali
Come Zoff!
E’ un paese l’Italia di ragazze stuprate
Dalle carezze di un branco cresciuto
Dentro gabbie dorate
Perché è un paese l’Italia dove tutto finisce così
Nelle lacrime a rate che paghiamo in eterno
Per le mani bucate dei partiti del giorno
Che hanno dato all’Italia
Per volare nel cielo d’Europa
Una misera scopa!
E’ un paese l’Italia dove l’anima muore da ultrà
Nelle notti estasiate nelle vite svuotate
Dalla fame dei nuovi padroni
E’ un paese l’Italia che c’ha rotto i coglioni!
Ma è un Paese l’Italia che si tuffa nel mare
E’ una vecchia canzone, che vogliamo tornare a cantare
Perché se l’ignoranza non è madre di niente
E ogni cosa rimane com’è…
Nei tuoi sogni innocenti c’è ancora l’odore
Di un’Italia che aspetta
La sua storia d’amore
Erano anni che non seguivo più Sanremo, erano anni che il Festival non riusciva a scrollarsi di dosso quel torpore di patetico intrattenimento di canzonette , vestiti, fiori e polemiche.
Ieri sera invece, guardando la prima puntata del Festival, tra una critica e l’altra, devo riconoscere un merito alla conduzione di Bonolis: quello di aver dato al Festival un ritmo vivace, un andamento simpatico e competente, una visione d'insieme più concentrata sul cantante e sulla musica anche nella dimensione scenografica che mi ha permesso di non addormentarmi subito dopo i primi 5 minuti!
La prima serata del Festival di Sanremo 2009 comincia con una fugace apparizione di Mina in video che canta il Nessun dorma. Forse d’auspicio per i telespettatori che negli anni passati erano crollati sul divano, forse una casualità… la voce sensazionale di Mina non giustifica però questa scelta di iniziare con un “fantasma”. Eh sì perché come dirà Benigni poco dopo sul palco: “Ormai Mina la vediamo solo nei filmati, oggigiorno sono rimasti in due a mandare filmati: lei e Bin Laden!”


Dolcenera è la prima cantante ad esibirsi con “Il mio amore unico”. Appare subito ben diversa da come l’avevamo lasciata tempo fa, con un look completamente rinnovato e meno dark ed io l’ho trovata decisamente più bella e più brava.
Segue a ruota Fausto Leali, che ripropone la solita solfa del rapporto padre-figlio che però in casa Italia fa sempre molto effetto e convince.
Luca Laurenti fà il suo ingresso in scena per la prima parte comica del Festival, con il maestro che cazzeggia Bonolis quando si parla del ruolo di direttore artistico dell’evento.
Tocca a Tricarico, terzo cantante in gara. Stona alla prima parola, ma ci siamo abituati. La canzone questa volta non mi piace proprio, fatico a capirne il senso, fatico a capirne le parole, ma il motivetto è accattivante e ai distratti piace.
Valletta del Festival una certa Alessia Piovan, ragazza bellissima, ignota ai più, la cui unica apparizione nel mondo dello spettacolo avviene nel recente film: “La ragazza del lago” in cui lei interpreta …. il cadavere della ragazza che viene rinvenuto all’inizio della pellicola! Ora pare che verrà ingaggiata nella tournè teatrale nazionale del celebre “Aspettando Godot”, nella parte di Godot!!! 
La poveretta cerca di mettere insieme due parole, ma l’unico risultato è che non riesce a dire una sola frase di senso compiuto, provocando imbarazzo nel pubblico, negli astanti e nello stesso Bonolis che diventa paonazzo allorquando la bella decide di fare la simpatica sfoderando (sotto gli occhi della moglie di Bonolis in prima fila) tutta la sua verve ironica in questo scambio di battute surreale:
B: “Alessia, ma tu sei innamorata”?
A: “Io?....(segue risata cretina) io mi presi una cotta tremenda a 7 anni!” 
B: (dopo un momento di incredulità) “…E quindi? Vuoi dire che sei ancora innamorata di quello conosciuto a 7 anni?!” 
A: (rimanendo un poco spiazzata) “….Ehm…no, no…. (altra risata cretina)….anzi guarda non guardarmi così sai, perché potrei anche innamorami di te”
Segue un silenzio imbarazzante che Bonolis cerca di riempire con qualche smorfia istrionica ed il pubblico decide di far finta di niente e di continuare a guardare alla Piovan come si guarderebbe ad un quadro che annuncia l’attesa esibizione di Marco Carta con “La forza mia” canzone senza spessore, così come la sua esibizione.
Subito dopo, tocca a Patty Pravo demolirsi sul palco, con una canzone banale ed una interpretazione con stecche micidiali, che manco il povero Carta ha fatto prima di lei. Tra l’altro, non sò voi, ma io quando sento cantare la Pravo ho sempre la netta sensazione che le si stia staccando la dentiera!
Molto meglio fà Francesco Renga con la sua canzone omaggio a Luciano Pavarotti, “Uomo senza età”. Il testo è piacione, insulso e non orecchiabile, ma la voce è davvero portentosa.
Poi viene il bello, ma non in musica. Roberto Benigni ha intrattenuto per 32 minuti il pubblico dell’Ariston, ma il tempo è letteralmente volato. Il suo monologo ha coinvolto mezzo mondo: dalla politica fino ad arrivare ai gay. Fantastico e irriverente, come solo lui sa fare, chiudendo con una lettera di Oscar Wilde, il mio mito. Divino. Bellissima la scelta di leggere un estratto del De Profundis dedicato all’amore di Wilde per il suo giovane amante costatogli galera e salute, tuttavia valeva la pena ricordare che si trattò di un amore a senso unico, in cui il giovane amante si guardò bene dall’essere tale, ottenuta visibilità e denaro da Wilde sparì lasciandolo marcire da solo nelle pene del carcere.
Paolo Belli - Pupo - Youssu ‘NDour seguono l’esibizione di Benigni. Trittico senza alcun senso né logica, in una banalissima canzone dedicata alle diversità, il risultato: un coro di zampognari!
Salto a piè pari tutte le altre discutibili interpretazioni, compresa quella di Iva Zanicchi che tutto sommato non se l'è cavata male, ma ha pagato lo scotto di cantare una canzone che inneggia al sesso senza amore in un Paese fortemente cattolico e misogeno, Povia la cui canzone francamente non meritava tanto scalpore e tante accuse, Al Bano che ancora rompe le scatole con le sue canzoni tutte uguali. Ma non ha raggiunto l’età pensionabile? Pensasse a fare il vino tra le sue vigne!
Personalmente ho apprezzato molto le performance di : Marco Masini e i Gemelli Diversi, sarà perché fanno critica sociale in un momento in cui c’è davvero tanto bisogno di mandare tutti a cagare!
Grande critica al gobbo che quest’anno è il vero protagonista indiscusso del Festival, posto così in alto che Bonolis e la Piovan quando parlano sembrano pregare il dio Visnù! Sono rimasta sorpresa della dipendenza da gobbo dei conduttori, passi per la cyborg Piovan ma da Bonolis mi aspettavo una preparazione ed una memoria decisamente più ferrei, per cui onore alla battuta di Luca Laurenti: “A Pà, ma te non fai conduzione te stai a fà er karaoke!”
L’altro giorno, parlando con un amica, mi è venuto in mente di scrivere questo post che voglio dedicare a tutte quelle donne che, nonostante tutto, riescono a svolgere anche la mansione di crocerossine pazienti, pazienti e anche…..pazienti con i loro uomini!
Sin da piccole noi donne cresciamo con il mito del principe azzurro, le favole che i ns sadici genitori ci leggono, parlano di uomini forti e vigorosi, impavidi e coraggiosi pronti a sacrificare la propria vita pur di salvare donne in pericolo che , seppur belle, sono sempre figure fragili, indifese, addormentate, deturpate da qualche maleficio , povere in canna etc…
In tal modo le donne crescono con due fondamentali illusioni:
Poi si cresce e dopo aver scoperto che Babbo Natale non esiste, cominciamo a capire (scrutando i compagni di scuola ben più cretini e mocciolosi di noi) che forse gli uomini…..non sono proprio come ci si aspetterebbe che fossero, ma confidiamo nell’età più matura.
Giunte nell’età matura ci si ritroviamo donne forti, vigorose e impavide pronte ad accudire uomini ….pavidi, fragili e bisognosi di attenzioni! 
E’ vero che i tempi cambiano, che la società, la frenesia, lo stress, la vita, gli omogeneizzati , le polveri sottili, la lingerie al carbonio e l’inquinamento atmosferico…. hanno cambiato di molto il rapporto uomo/donna, ma c’è un momento in cui suddetto rapporto accentua la sua matrice diciamo così….materna! E vorrei far notare come, anche in questo caso, le donne siano educate sin da piccole all’eterno gioco di mamma e figlio!!!
Bene il magico momento in cui l’amante diventa figlio è quello in cui il vs compagno /marito/concubino si ammala! 
La cosa curiosa è che non mi riferisco tanto a arti fratturati, appendiciti, epatiti etc…. quanto a banalissimi raffreddori, tradizionali influenze etc…
Gli uomini con due linee di febbre diventano improvvisamente dei morti viventi!
Li vedi ciondolare per casa in preda a delirio fremens in un perenne andirivieni divano-letto-divano-bagno-letto-divano! Dopo due starnuti vanno in stato comatoso ed avanzano tutta una serie di richieste quali:
Un uomo con i primi sintomi dell’influenza si sdraia immediatamente sul divano, coperto da 3 strati di morbida flanella, pantofole ai piedi, mano alla fronte a mò di regina del melodramma, collezione di medicine sul tavolinetto accanto, telecomando, cellulare, telefono e notaio per raccogliere le ultime volontà a portata di mano!
E tu, presa da un misterioso atavico senso di responsabilità materna, seppur rientrata a casa dopo 12 ore di lavoro, tra una faccenda e l’altra tenti di soddisfare le richieste per non urtare la sensibilità del malato, sapendo benissimo che giammai verrai ripagata allo stesso modo!
Ora, ve lo dico una volta per tutte maschietti: il fatto che una donna subisca dolori addominali non notevoli una volta al mese e sia dotata di organi riproduttivi atti al parto,...
NON SIGNIFICA CHE SIAMO AMANTI DEL DOLORE!!!!!
Perciò quando ci capiterà di stare male, rendeteci atto delle stesse attenzioni , cercate di capire che la casa và pulita ed il pranzo cucinato anche se abbiamo 39 di febbre!!!!
D'altro canto quando vi verranno i primi sintomi di influenza, cercate di ricordarvi che un principe azzurro mocciolante e lagnoso esercita sulle principesse lo stesso sex appeal di un Barbapapà e che, sempre in tema di fiabe, le dolci fanciulle di fronte all’ennesima lagnosa richiesta di un farmaco posto proprio sotto il vs naso, potrebbero scegliere di infilarvi nel forno della casa di marzapane!