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Una giornata senza un sorriso è una giornata persa!
lunedì, 19 ottobre 2009
"Adorabili Bastardi!"

bradE’ difficile per un film di Tarantino definire un genere in cui collocare il suo lavoro. Tanto più confrontarlo, se di vero confronto si vuol parlare, con altri film. Quel che è certo è che di Quentin Tarantino, della sua ricerca della perfezione fin nei minimi particolari, dell’attenzione maniacale ai dettagli, dei lunghi dialoghi geniali, ti puoi solo innamorare, cogliendo la profondità di quella bellezza non superficiale dei suoi lavori, oppure puoi solo rifiutarli interamente, senza cogliere e considerare la genialità, la cura e lo splendore dei suoi film

Questa brevemente la trama di Bastardi senza Gloria che vi consiglio vivamente:

Sullo scenario della Seconda Guerra Mondiale, nella Francia occupata dai nazisti, Shosanna Dreyfus – una giovane ragazza ebrea – riesce a salvarsi miracolosamente all’esecuzione di tutta la sua famiglia per mano del colonnello nazista Hans Landa, soprannominato il cacciatore di ebrei e che, in assoluto , è il personaggio più affascinante del film: glaciale, ironico, sagace, furbo e dal sorriso impenitente. cattivoShosanna riesce a fuggire e rifugiarsi a Parigi, dove assume una nuova identità e diviene proprietaria di una sala cinematografica. Altrove, in Europa, il tenente americano Aldo Raine (un divertentissimo Brad Pitt), riceve il compito di creare una squadra speciale di soldati ebrei: noti come i bastardi, i soldati vengono incaricati dai loro superiori di agire come cani sciolti sul territorio uccidendo il maggior numero di soldati tedeschi. Loro complice sarà anche un’attrice tedesca e agente segreto per conto dell’Inghilterra, Bridget Von Hammersmark. La loro missione è assassinare Hitler ed i principali leader del Terzo Reich , ma nel frattempo il gruppo si diverte a fare scalpi dei nazisti uccisi e incidere svastiche scarnificate sulle fronti dei pochi miracolati.
In “Bastardi senza gloria” Tarantino plasma ancora una volta, come in tutti i suoi migliori film, i suoi riferimenti.  Li usa e li mastica per poi sputarli, insanguinati, in un film “vero”meraviglioso che  ti afferra a prescindere, ha un sapore proprio e l’autorevolezza del maturo capolavoro.

Ironico e crudele, con dialoghi lunghissimi che stuzzicano lo spettatore, lo provocano.
Lui, lo spettatore, sà che sta per accadere qualcosa, ed è li’ sulla poltrona che sghignazza e freme.

Da notare: l’uso spregiudicato delle lingue: oltre mezzo film è in lingua originale, si passa senza soluzione di continuità dall’inglese, al francese, al tedesco. Nonostante l’abitudine degli italiani a rovinare i film in fase di doppiaggio, le parti in lingua sono state mantenute senza ricorrere ad accenti da parodia e l’effetto è sublime!
Stai lì, ti diverti, aspetti il botto ed il prossimo piano sequenza da applauso.
Delle citazioni te ne freghi, con buona pace di “Sentieri selvaggi” ed Edwige Fenech, di Morricone, Carrie ecc …

Ci sarebbe da scrivere un trattato sulla idea principale del film: trucidare in un cinema l’impero tavernanazista con due attentati contemporanei e indipendenti e mettere fine alla seconda guerra mondiale.Tarantino confeziona la sua vendetta, catartica nell’effimero cinematografico.  Trucida il cattivo della seconda guerra mondiale: un nevrotico Napoleone con qualche ascendenza Disneyana. Si  riscrive la storia e, almeno a cinema, vincono i buoni anche se bastardi.
Tarantino gioca con i colori, la musica e la parola. A dispetto di quello che possiamo aspettarci, l’azione è quasi nulla e la violenza ridotta a comparsa, annacquata da dialoghi infiniti che portano il film lontano da una spietata e sanguinosa vendetta contro i nazisti. La lunghissima sequenza della taverna, durante la quale convergono due gruppi distinti di persone – i bastardi sotto copertura e i soldati nazisti che festeggiano un loro commilitone da poco diventato padre – è un ottimo esempio di quanto detto: un meccanismo ad orologeria, un quadro che lentamente ma inesorabilmente si completa, un mix di tensione e pathos come non se ne vedevano da tempo.

Il grande cinema sopravvive. Sempre!

Scritto da: Targhina alle ore 11:15 | link | commenti (8) | categoria: cinema
lunedì, 15 giugno 2009
"La bocca della verità!"

milkIeri sera ho visto il film biografico :  Milk, con un sublime Sean Penn nella parte del protagonista: Harvey Milk eletto nel 1977 supervisor (consigliere comunale) a San Francisco, divenendo il primo omosessuale dichiarato ad avere accesso a una importante carica pubblica in America. La sua vittoria non è stata solo una vittoria per i diritti dei gay, ma ha aperto la strada a coalizioni trasversali nello schieramento politico. Nonostante l’importante significato della trama, incentrata sul tema dei diritti civili, della giustizia, della difesa delle minoranze etc…. un po’ sono rimasta infastidita dall’impronta maschilista del film. Maschilismo omosessuale ma pur sempre maschilismo! Non una donna nel cast e nelle immagini,  se non una lesbica bruttina che una volta vinte le elezioni viene messa a fare la segretaria e qualche comparsa nelle scene di corteo! Uff! Ancora una volta un film che, sebbene girato oltre oceano, ribadisce il concetto che la politica non è affare da donne! Mille gli interrogativi, le perplessità e le interpretazioni possibili su un tale argomento, ma state a sentire la conversazione avuta con un mio amico (A) dopo la visione del film:

 

IO: “Uffa! Vedi, ai tempi di Milk era possibile fare qualcosa per la società. Se eri esponente di una minoranza potevi farti sentire ed essere sicuro di avere dei sostenitori che vedevano in te un eroe”

A: “Sì…..come le minoranze africane , o le comunità cinesi…..”

IO: “beh oggigiorno, rispetto alla politica ed alla società tutta viviamo ancora in un maschilismo esagerato, specie qui in Italia”

A: “ma dai, ma che stai a dì….”

IO: “Sì è così!!! Guardati intorno, vedi donne che ricoprono posti di potere? Le ministre e le assessore, se riescono ad essere elette devono sentirsi dire che l’hanno data a destra e a manca, tanto a destra quanto a sinistra, e poi ricoprire sempre le solite cariche: Istruzione, Politiche sociali, Agricoltura……se ci fosse un ministero di Economia Domestica ci darebbero anche quello!”

A: “Ahahahahahaha!”

IO: “Guarda che dico sul serio! Sono gli uomini a spartirsi le cariche più appetibili, i Ministeri che contano……”

femminismoA: “E vabbè dai le donne sono troppo conflittuali tra loro, non si aiutano, non si spalleggiano, non potranno mai fare gruppo”

IO: “Mmmm….. potrei fare come Harvey  Milk, mettermi con un megafono in piazza, chiamare a raccolta tutte le donne e insieme fare un bel corteo fino ai luoghi del potere….”

A: “…non potresti, non ci riusciresti mai....”

IO:

A: “.....Le perderesti per strada, si fermerebbero a guardare le vetrine!”

IO:  .....  ...... ......

 

 

Scritto da: Targhina alle ore 10:18 | link | commenti (11) | categoria: cinema
martedì, 14 aprile 2009
"Un film con i contro...cerchioni!"

gran torinoBuongiorno e ben ritrovati, spero illesi, dalle maratone gastronomiche di questi giorni pasquali!!!

In questo week end, ogni regione ha imbandito tavole con ogni ben di dio, ognuno secondo la propria tradizione ed io e la mia famiglia, per non fare torto a nessuno, abbiamo esteso la ns tavola ad una serie di usanze!!! Salame corallina, uova sode e colomba (come vuole la tradizione laziale), frittata di mentuccia e pizza cresciuta (come vuole la tradizione abruzzese), formaggelle (come vuole la tradizione sarda), e già che c’eravamo anche due casatielli e una pastiera per non offendere i cugini napoletani!!!

Insomma un attentato alla mia linea, ma ce l’ho fatta!!!

Così per cercare di distogliere la mia attenzione dal CIBO e dai fiumi di Barbera che hanno animato la ns tavola,  mi sono data al cinema, affittando 3 bellissimi film in DVD:

 

  • Tropic Thunder : comico
  • The burning plain: drammatico
  • Pride and Glory: poliziesco

Grandi cast, ottimi registi, belle trame, avvincenti ed emozionanti, ognuna nel suo genere, ve li consiglio tutti e tre, ma è dell’ultimo film di Clint Eastwood : “Gran Torino” che voglio parlarvi.

Il titolo è una scelta audace e bizzarra, gli appassionati di auto d’epoca lo capiscono al volo, Gran Torino è infatti il nome di un bolide della Ford datato 1972, ma non è intorno alla macchina che si sviluppa la trama, l’automobile offre solo il pretesto per l’occasione di incontro/scontro con il giovane asiatico di nome Thao, co-protagonista del film, e sottolinea il maniacale attaccamento al passato del protagonista, l’anziano Walt Kowalsky (Esatwood) di origine polacca, appena rimasto vedovo, divenuto un pluridecorato patriota americano durante la guerra in Corea, ex operaio della FORD, padre di due figli che quasi non conosce, nonno di nipoti consumisti che lo evitano , vedovo attaccabrighe sempre con il ghigno feroce verso il nuovo, il frivolo, e le macchine giapponesi!

Walt è anche malato, (probabilmente di tumore) , ma non è questo che lo spaventa, ciò per cui soffre di più è una sorta di conflitto interiore che solo il giovane e sbarbato parroco di quartiere sembra capire e vedere.

Il carattere scontroso di Walt è all'origine di un singolare avvicinamento alla famiglia a lui confinante, con la quale si è sempre guardato dall'imbastire un rapporto.

Una sera, infatti, il giovane Thao subisce l'ennesima pressione da una banda di teppisti, della quale fa parte anche suo cugino, che lo vuole coinvolgere nelle proprie attività criminose. La sorella Sue, la mamma e perfino la nonna, con tenacia cercano di trattenerlo. Ne nasce un gran parapiglia che finisce per "invadere" anche il giardino di Kowalski che, fucile alla mano, riporta l'ordine mandando in fuga i giovani malviventi. Il suo gesto, originato sostanzialmente da spinte egoistiche, agli occhi dei vicini, e di tutta la comunità Hmong di cui questi fanno parte, è visto come un'azione coraggiosa e di grande valore, da qui l’inizio di una grande amicizia con il giovane Thao ( al quale Walt insegnerà ad essere un uomo)e la scoperta di un mondo lontano e diverso, fatto di usi e costumi strani ma con i quali Walt sente di avere molte più cose in comune che con la propria famiglia.

Sarebbe un grave errore circoscrivere questo film nel confine del solo rapporto immigrazione-tolleranza, questo è infatti uno straordinario film sulla vita e sulla morte.

All’interno di questo filo conduttore Eastwood abbozza l’immagine di un’America  moderna che si specchia in una Detroit degradata in cui la middle class americana si rifugia nelle tranquille periferie residenziali con i suoi Suv giapponesi e abbandona i vecchi quartieri ai nuovi immigrati. Le strade sono in preda alle incursioni di gang di giovani di diverse etnie con arsenali da mafia russa. Il protagonista somiglia a molti dei personaggi interpretati da Eastwood nella sua carriera: ostico, burbero, pronto a reagire a violenza ed ingiustizie in una sola maniera, con le cattive. Sembra scontato ma il genio  ha ben chiaro il punto d'approdo: la vita e la morte.

Con un magistrale rovesciamento dei tradizionali canoni dell'eroe eastwoodiano, il "giustiziere" si trasforma in "agnello sacrificale". Un uomo che ripone le armi, fa finta di sparare col dito come si fa con i bambini e va incontro alla fine mormorando un'Ave Maria. Un essere umano che lascia un semplice messaggio: morire per gli altri, morire "per amore" significa far vivere. E vivere nel cuore altrui. Nessuno, nemmeno il sacerdote, sembra credere davvero che la sete di vendetta da placare ad ogni costo del vecchio Walt possa spegnersi e trasformarsi in un crudo ma dolce monito.

Non abbiamo più bisogno di gente disposta ad uccidere per difendere valori, salvare vite e dignità.

Abbiamo bisogno di gente disposta a morire.

Scritto da: Targhina alle ore 11:27 | link | commenti (3) | categoria: cinema

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