“Uomo, tu lavorerai con fatica e tu donna partorirai con dolore”, sembra che Dio abbia detto ad Adamo ed Eva scacciandoli dal Paradiso Terrestre.
Oggigiorno poi la situazione si è ribaltata a discapito delle donne che non solo partoriscono con dolore ma si ritrovano pure a lavorare con fatica! 
Questa maledizione a tanti dev’essere sembrata un augurio se è vero che parlano del lavoro con aria estasiata e compiaciuta. Probabilmente molti di questi fanatici del salario sono liberi professionisti senza l’incubo del cartellino, delle ore di punta immersi nel traffico e delle lotte col capo!
La ciliegina sulla torta arriva quando con quel sorriso da ebeti ti guardano con saggia saccenza dicendoti : “ Il lavoro nobilita l’uomo”!
Dev’esserci qualcosa di non proprio vero se, fin dalla notte dei tempi, tanti altri l’hanno pensata in modo diverso. Eccovi un campionario di aforismi a sostegno dell’una e dell’altra linea di pensiero.
In questi giorni, per motivi vari, si è riproposto con violenza il tema della precarietà nella mia vita. Colleghi, ex colleghi e amici stranamente coinvolti tutti in un turbinio di polemiche, scambi di opinioni, discussioni …sull’argomento: “Troveremo mai un lavoro stabile?”.
Leggi sul Welfare, contratti in scadenza, elezioni, mobbing…. Tutto si mescola in un crogiolo di malessere, insoddisfazioni e pettegolezzi, verificabili dal grado di somatizzazione varia cui assisti osservando i tuoi colleghi: acne da stress, cagotto da colite psicotica, intolleranze al glutine, al lievito, al toner, all’aria,... orticaria, attacchi di panico etc….
Ma la cosa triste che emerge con vivido realismo è la comune rabbia verso i propri capi, incapaci di riconoscere le capacità dei propri sottoposti, persone scelte a volte con fiducia e sulle quali in primis riversare poi malumori, frustrazioni e invidie.
E’ buffo notare come , nella maggior parte dei casi, non si voglia minimamente investire nella preparazione e formazione del proprio personale, sarà che spesso il mondo dei sottoposti brulica di gente con vari titoli di studio e attitudini di gran lunga superiori a quelle dei propri capi ed ecco che in essi si genera una tendenza a voler relegare i propri dipendenti o segretari a ruoli di prestigio come: la spillatrice umana, il cestino in tailleur, il porta borse, l’aprisportello , il feramporta in giacca e cravatta, etc,…
Ogni attitudine viene minimizzata, ridicolizzata, sminuita, ignorata… tutto pur di non riconoscere che il proprio dipendente è in gamba, che ha fatto bene il proprio lavoro e che forse un giorno potrebbe fare carriera interna! Ecco, mi domando, alla luce di un mondo lavorativo pessimo, fatto solo di precari dalla pensione incerta e dal mutuo improbabile, oggetrto di studio e documentari.... perché non investire almeno sulla formazione? dar loro la posibilità di dire: "vabbè ho lavorato 3 anni come portaombrelli presso una grossa azienda però ne sono uscito con 3 attestati ed ora ho un c/v migliore"!
E soprattutto perché aberrare l’educazione e la gratificazione?
Basterebbe una parola di elogio ogni tanto, un “grazie X, ottimo lavoro!” per motivare lo spirito e la verve di centinaia di dipendenti il cui unico scopo rimane quello di portare a casa la pagnotta, visto che non si può ambire ad altro!
Alcuni miei colleghi fingono di non curarsi di questo particolare , affermando sboroni che “Io sono bravo, e sò di esserlo, non mi serve certo che me lo vengano a dire loro”, ma poi li vedi andare avanti a Malox e Valeriana per ingoiare giù rospi su rospi , trattenendo a stento rancori e rabbia. Io credo che il rapporto umano, seppur nel rispetto della gerarchia dei ruoli, sia fondamentale e che un complimento ogni tanto sia d’obbligo, perché non costa nulla e rende migliore l’atmosfera del tuo team. Se io fossi a capo di una squadra, vorrei complimentarmi con essa quando svolge bene il proprio lavoro, perché è fuor di dubbio che se tratti bene il tuo personale questo si getterà nel fuoco per te, in caso contrario coltiverai in seno un covo di serpi, senza motivazione, senza entusiasmo, senza energie positive, e soprattutto senza rispetto.
Sò che alcuni piccoli imprenditori italiani hanno attuato una filosofia di lavoro basata sulla formazione e sulla cura dei propri dipendenti, sarebbe d’obbligo prenderne esempio.
Nell’attesa di un mondo migliore, procedo nella mia folgorante carriera di mezzo busto da scrivania, chissà magari un giorno potrò ottenere anche una poltrona in pelle umana!!!
Buongiorno a tutti bloggers e buon lunedì!
Qui nella mia città il cielo è grigio ma la temperatura alta, quindi nonostante sia prevista pioggia io ho indossato i miei sandaletti acquistati con molta soddisfazione all’Outlet nel w/e!
Grazie ad un fine settimana caratterizzato da tutto ciò che amo fare, oggi per me il lunedì ha un sapore buono, meno acre del solito!
Arrivo in ufficio e trovo due dei miei colleghi intenti a leggere le notizie più salienti della giornata, scambio due chiacchiere con un’amica e mi preparo ad affrontare con ottimismo una pila di scartoffie…. Quando la solita collega cronicamente “afflitta” fa capolino alla mia porta!
Ora le persone “cronicamente afflitte”sono quelle che senza un reale motivo attuale e gravoso passano le loro settimane a stancarsi di lavoro, anche quando di lavoro non ce n’è! Cercano di rimandare il più possibile l’orario di rientro a casa e se potessero allestirebbero una brandina nel proprio ufficio! Hanno sempre sulla faccia una smorfia di dolore costante, non mangiano un sacco di cose perchè convinte di soffrire di mille problemi di acidità e gastrite, sorridono poco e di rado, si innamorano di persone irraggiungibili per aggiungere dolore alla loro già cronica sofferenza e quando camminano zoppicano avvertendo dolori misteriosi alle giunture!
Inutile domandargli “Come và?” la risposta è sempre una tra le seguenti:
Altrettanto inutile chiedere . “Come hai passato il w/e?” le risposte possono essere:
Non c’è cura, anche perché di solito questi “afflitti” sono già in cura da uno psicanalista da decenni con scarso beneficio, non c’è rimedio, perché di rimedi non ne vogliono!
Depressione? Possibile, ma a tirare le somme delle loro vite, ti rendi conto che la depressione nel loro caso è un modus vivendi senza il quale non potrebbero sopravvivere, da qui l’inefficacia di ogni tentativo di aiuto. Non è nemmeno una depressione creativa, costruttiva, fertile di quelle dalle quali puoi tirar fuori un opera di letteratura: una poesia meravigliosa, un romanzo infinitamente triste e avvincente, uno spettacolo di teatro da suicidio di massa…niente!
Nulla scalfisce il loro interesse o il loro spirito, Leopardi e Pavese a confronto sono Stanlio e Olio!
Li vedi rasserenarsi solo quando assistono allo sfogo di dolore di qualcun altro, o vengono a sapere di un lutto, di una malattia grave… che ha colpito qualcuno di loro conoscenza… leggono 30 giornali al giorno per consultare le notizie di cronaca, i necrologi e …. l’oroscopo!
Ecco, io oggi voglio proprio tenermele lontane queste persone, perché ho notato che “daje oggi, daje domani”, i loro discorsi e le loro tristezze trascinano un po’ anche te nelle sabbie mobili dei loro onanismi mentali!
Scommetto che molti di voi hanno un collega o un amico cronicamente afflitto, resistete!