Lo scorso week end, in occasione di una gita fatta con degli amici, mi sono ritrovata , dopo molti anni, a guidare in autostrada! Premetto che adoro guidare, ma spesso e volentieri durante i viaggi a lunga percorrenza vengo scorrazzata, in una sorta di stato di grazia che coinvolge spesso noi donne: 
- “Lascia cara, non ti stancare, stai lì comoda comoda…. non preoccuparti, guido io!” 
Che tradotto suona più o meno così:
- “Non ti farei mai toccare la mia automobile, pazza e bizzarra creatura in preda a crisi ormonal assassine una volta al mese ! Scordatelo! Guiderei io anche per due giorni di seguito se necessario!”
Ma se l’occasione vede alcuni amici insieme a bordo di un auto noleggiata, allora la terribile gelosia fallica del bolide viene meno e ci si rilassa tutti di più! Guidando in autostrada dicevo, ho avuto modo di elaborare alcune riflessioni di cui vorrei farvi partecipi. Vado a spiegarmi meglio. Fino a qualche anno fa le regole di guida autostradale erano molto chiare: con tre corsie, e il limite teorico dei 130, guidare un'autovettura consisteva sostanzialmente nel dribblare i camion che si affacciavano continuamente nella corsia centrale per superarsi a vicenda, con stacchi millimetrici. Questo portava spesso anche i conducenti di vetture modeste, come la mia, oltre la soglia della terza corsia, dove il limite teorico veniva ovviamente rivisto all'eccesso. Ma anche una più che accettabile media dei 150 non ti metteva al riparo dallo sfanalìo selvaggio DELL'AUDI NERA ASSASSINA MALEDETTA BASTARDA NON MI AVRAI!!! 
Dov'ero rimasta. Ah sì: tra la seconda e la terza corsia. Più che una posizione, una metafora sociale: quello che ci prova, quello che potrebbe anche fare i 150 se volesse, ma non vuole, anche perché finirebbe spappolato tra le Audi e le Alfa di chi è già arrivato. E allora, quando lo lampeggiano a morte gli tocca accodarsi tra i tir dei camionisti rumeni allo sbaraglio, che fanno i cento in corsia di mezzo e a momenti si toccano. Tra seconda e terza corsia, lo slalom del borghese precario.
Con Lunardi arrivò la quarta corsia, e il dribbling tra i tir e le Audi Assassine diventò un gioco più complesso. Ma la vera svolta è arrivata più o meno da un anno a questa parte, ed è il tutor: quell'aggeggio inquietante per cui oggi, anche se hai un'Audi devi fare lo stesso i 130. Cioè, se ai un'Audi Nera Assassina al limite farai i 140 – secondo me sotto i 140 all'Audi Nera Assassina si spegne il motore – ma non più dei 140.
E quindi, pensateci bene: adesso abbiamo quattro corsie, ma andiamo tutti più o meno alla stessa velocità (tir compresi). Il paesaggio autostradale ne risulta radicalmente mutato. Prima la seconda corsia era la terra di nessuno tra la colonna dei tir e la Nürburgring delle Audi Nere Assassine. Oggi immettersi in autostrada è come entrare in un vagone delle ferrovie: prendi il tuo posto tra degli sconosciuti, e che ti piacciano o no ti tocca starci vicino, strusciandoli e urtandoli finché non arrivi a casa.
Eppure, anche in questo quadro radicalmente mutato c'è qualcosa, c'è qualcuno che non è cambiato, che non poteva cambiare, che non cambierà mai, ed è lui: come chiamarlo? C'è solo l'imbarazzo: imbecille, pirla,… ma tutte queste garbate perifrasi non chiariscono il concetto, e allora lasciatemi usare i trattini per introdurre Il cretino-fisso-in-terza-corsia-ai-centoventi: che per comodità chiameremo: COJONE!
Un autentico pericolo in movimento che inoltre crede di aver ragione. È convinto di avere il Codice della Strada dalla sua. No, non si tratta soltanto del Codice – è qualcosa di più interiore, una Legge Morale, un imperativo kantiano, un Dio presbiteriano che fa finta di niente ma sta preparando un inferno aguzzo e rovente per quelli che osano arrivare ai 140, mentre fontane di latte e miele già sgorgano nell'Eden per Colui che tiene fisso l'acceleratore ai 100 in seconda corsia. Intorno a lui è tutto uno sfrecciare di cartelli elettronici SERRARE A DESTRA – TENERE LA CORSIA DI DESTRA – LA DESTRA, IDIOTA!!! LA TUA MIGLIORE AMICA, DEFICIENTE!!!
Ma lui non se ne cura. Se ogni tanto qualcuno, nel tentativo di sorpassarlo, finisce tamponato, la colpa non è certo sua. La colpa è di quelli che non rispettano i limiti e guidano male, mentre io prendo la mia bella corsia di centro e non la cambio mai, vedi? Ecco, ciò che me lo rende più insopportabile di centinaia di assassini neri in Audi è il suo fariseismo. Gli assassini almeno lo sanno, che sono cattivi. Lui no, lui è convinto di essere buono. Guardalo, come mantiene la sua andatura costante in un mondo di peccato e perdizione che gli sfreccia intorno.
Ecco, può darsi che sia un mio pallino, ma credo che sia un problema sociale. Il COJONE di solito ha una macchina dignitosa. Una famigliare, un SUV, un'utilitaria ma appena uscita, e tirata a lucido. Il COJONE ha una certa percezione di sé. È uno che sta bene. O perlomeno vuole che gli altri lo pensino di lui. Ecco, il COJONE con la sua percezione di sé stesso benestante, nella corsia dei Tir non ci vuole proprio andare. Anche se certi Tir vanno più forte – ma non è una questione di velocità (per lui). È una questione di decoro. Io sono italiano, io sono ceto medio, io lavoro pago e pretendo e nella corsia delle merde non ci vado. Piuttosto mi pianto in mezzo e blocco tutto il traffico, nel bel mezzo del perno autostradale italiano.
Dopo un po' uno si stanca anche di odiarli, e comincia a sorpassarli. A destra, sissignore, come in America. Ma lentamente, affiancandoli, per dare loro il tempo di guardarti e giudicarti. Quello che stai facendo, secondo loro, è Molto Sbagliato. In realtà per il codice non è nemmeno sanzionabile (solo il sorpasso a zig-zag dovrebbe essere proibito), ma del resto è lo stesso codice che prescrive di ritornare alla corsia destra, cosa c'entra con le regole vere?
Le regole vere le fa la società. E la società non può mica costringerci a mescolarci coi Tir. Noi siamo ceto medio. Ancora per quanto non si sa, ma abbiamo ancora la macchina nuova, la magliettina firmata, lo stereo con la summer compilation, noi arranchiamo ma restiamo in mezzo. È il nostro posto, ci siamo nati, non schiodiamo. Il futuro può suonare e sfanalare finché vuole: dietro, in coda. Noi non cederemo. Noi tireremo dritto.
In questi giorni di ponte caratterizzati da tempo incerto e birichino, mi sono dedicata alla cucina, ancora ispirata dal recente viaggio a Madrid ho passato due giorni alle prese con i fornelli per preparare tutti i famosi ingredienti della paella e non solo…. Dalla sangria al dolce tutto è stato progettato nella più autentica tradizione spagnola, con qualche eccezione nostrana per alcuni antipasti, il risultato? Ottimo! Almeno a giudicare dalle compiaciute e satolle espressioni di godimento dei miei invitati!
Il buongiorno si vede in cucina, anzi a tavola tra piatti semplici e abitudini legate alla tradizione. Cibo e benessere, cibo e sesso, cibo e design, cibo e moda….
Tra piatti e fornelli, pentole e ricette insomma, per rinsaldare la coppia, ricordare il calore familiare, far star bene gli amici, o semplicemente per allontanare stress e scaricare tensioni.
Lo dico da sempre, la cucina è il cuore della casa, un luogo magico dove l’alchimia degli ingredienti combinati con amore e creatività danno origine a miracoli meravigliosi, capaci di scatenare veri orgasmi del palato, ricordi, emozioni e suggestioni…. Per questo diffido di cucine fredde e austere, più attente al design che al contenuto del frigo, così come di persone che non sanno mangiare!
Molta la letteratura è stata scritta sull’argomento, inutile indugiare oltre sulle potenzialità afrodisiache , evocative e alchemiche della buona cucina…. Mi soffermerò solo sulla straordinaria magia del cucinare. Adoro cucinare, in tutte le sue magnifiche fasi:
Insomma cucinare e fare l’amore sono un'unica cosa, esortano i sensi in todo e non ammettono mancanze, carenze o scarsa fantasia. E se temete i kg di troppo, beh provate ad abbinare sempre le due cose, un ottima scusa per smaltire con piacere e godersi la vita!
Buona settimana a tutti….e buon appetito!
Questo post vuole essere un disperato appelo ai costruttori delle sale cinematografiche di ultima generazione, sale dove io vado spessissimo, essendo una vera cinefila! Sale Iper- moderne, con almeno 12 sale, 3 punti ristoro, personale in ogni angolo, sedili imbottiti e avvolgenti, faretti al soffitto, pareti specchiate, pavimenti specchiati, soffitti specchiati etc….
Ecco, io vorrei invitare questi signori a rivedere la questione toilette! Mi riferisco soprattutto alle toilette per signore, per il semplice fatto che le signore hanno un modo tutto arzigogolato e particolare di fare pipì. Tanto per rinfrescare la memoria a quei maschietti che ancora ignorino le dinamiche urinarie cui una povera donna è costretta nei bagni pubblici, vi riporto di seguito un breve trattato sull’argomento che gira da molto in internet e che mi pento di non aver scritto io:
Perchè le donne ci mettono tanto a fare pipì
Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e ti terrorizzava con la frase:
“MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto!!!!!”
Dopodiché ti mostrava “la posizione”che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza. “La posizione”è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita. Ma ancora oggi, da adulte, “la posizione” è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere. Quando “devi andare” in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di “me la sto facendo addosso”. Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con “la bambina piccola che non può più trattenersi” e ne approfittano per passare avanti tutte e due! Finalmente si libera un bagno e ti butti addosso alla persona che esce.
Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (NON C’È MAI); non importa, ti scappa così tanto che la faresti anche sul palco dell’Ariston alla prima serata di Sanremo, davanti a Del Noce e la Parietti che guardano allibiti… Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c’è (NON C’È MAI), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai.
Tornando alla porta… dato che non c’è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l’altra ti abbassi i pantaloni e assumi “la Posizione”… AAhhhhhh… finalmente… A questo punto cominciano a tremarti le gambe… perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Mantenere “la posizione” richiede grande concentrazione. Cerchi con la mano il rotolo di carta igienica ma, cavolo…! Non ce n’è più…! (NON C’È MAI). Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco,
altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati e gli slip non coordinati. NO!! Allora urli “O-CCU-PA-TOOO!!!”, continuando a spingere la porta con la mano libera,e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il kleenex,. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l’interruttore! Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perché l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze… il ricordo di tua mamma che sarebbe sconcertata se ti vedesse così; perché il suo culo non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero “non sai quante malattie potresti prenderti qui”. Ma la debacle non è finita… sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna! Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere la borsa nel lavandino; l’asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un’eternità làdentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa!
Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava.
“Perché ci hai messo tanto?” ti chiede irritato. “C’era molta coda” ti limiti a rispondere. 
E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere “la posizione”. E la dignità!
Bene, ora immaginatevi una signora che si accinga ad assumere la “Posizione” nei bagni sopra citati, il genio che li ha progettati non solo ha messo i pavimenti specchiati (sul blu ma pur sempre specchiati) , ma ha pure posto l’illuminazione esattamente sopra i wc!
In tal modo mentre fai pipì vedi la tua faccia in preda allo sforzo da equilibrista della Posizione chiaramente riflessa sul pavimento! Inoltre i divisori posti tra un bagno e l’altro sono corti abbastanza da permettere la perfetta visione del volto riflesso sul pavimento della tua vicina di gabinetto!
Così dopo aver risolto i mille problemi elencati nel saggio precedente, anziché goderti la tanto agognata pipì liberatoria, devi sentirti osservata dalla tua vicina che a sua volta si sente in imbarazzo perché osservata da te e dall’altra vicina di gabinetto (quei bagni sono disposti in lunghe file…)! Terribile! Sarà la solita colpa dell’essere femmina, ma insomma ci hanno già condannate a partorire con dolore, a sopportare uomini pigri e famiglie che contano sempre su di te, ad arrivare sempre seconde in un mondo di misogini, a sentirci rappresentate da vip lontane anni luce dalla realtà….
.........ALMENO LA PIPÌ FATECELA FARE IN SANTA PACE!!!!
